Trattamento dei fibromi uterini: un’innovativa procedura minivasiva permette di evitare l’isterectomia

I fibromi uterini sono tumori benigni della parete dell’utero che possono causare problemi diversi a seconda delle dimensioni e della posizione che occupano. Talvolta, infatti, esercitando pressione sulle strutture circostanti, possono causare difficoltà a urinare o dare senso di gonfiore. In altri casi possono essere causa di ipermenorrea (mestruazioni abbondanti e prolungate) e/o dismenorrea (mestruazioni dolorose), problemi vescicali, dolori pelvici ed in alcuni casi anche di sterilità: possono infatti determinare difficoltà a iniziare o a mantenere una gravidanza.

 

I fibromi talvolta sono singoli, ma frequentemente più fibromi si presentano contemporaneamente nell’utero con dimensioni estremamente variabili (da quelle di una ciliegia a quelle di un melone).

 

I soli fibromi che meritano un trattamento sono quelli che provocano disturbi: in genere oltre alla terapia farmacologica con progestinici e GnRHa (una fiala da somministrare mensilmente che induce uno stato ormonale di simil-menopausa), si ricorre a trattamenti chirurgici laparotomici o laparoscopici. Queste tipologie di intervento, infatti, comportano rischi chirurgici ed effetti a lungo termine; pertanto dovrebbero essere raccomandate solo quando altre opzioni di trattamento non sono disponibili o hanno fallito. Si pensi che in Italia circa un terzo delle isterectomie sono dovute alla presenza di fibromi uterini.

 

Presso la Casa di Cura Andrea Grimaldi di San Giorgio a Cremano è stata consolidata una tecnica innovativa per il trattamento dei fibromi uterini, particolarmente indicata per tutte le donne in età fertile che desiderano conservare la loro funzione riproduttiva.

 

Il procedimento consiste nell’embolizzazione dei fibromi uterini con lo scopo di ridurre significativamente la dimensione dei fibromi con conseguente miglioramento dei sintomi ad esso correlati. Attraverso dei cateteri posizionati in entrambe le arterie uterine (che forniscono sangue all’utero e quindi ai fibromi) viene introdotto un fluido contenete migliaia di fini particelle con lo scopo di occludere in modo selettivo i vasi sanguigni che apportano nutrimento ai fibromi.

 

La procedura – eseguita da un team specialistico multidisciplinare composto dal dott. Regine, specialista in radiologia e radiointerventisca, e dai ginecologi De Stefano, Rappa, Civetta e Papoff – riesce a garantire risultati efficaci, limita le recidive ed evita gli effetti collaterali delle procedure tradizionali.